Le variabili nelle traduzioni: di nuovo after Babel?

Eduardo Blasco Ferrer

Resumo


Nell’ambito d’un orientamento tradizionale della ricerca sulle traduzioni s’è data massima importanza alla correttezza formale e all’equivalenza semantica fra le lingue di partenza e di arrivo. In questo modo, è stato implicitamente accettato il presupposto che i due sistemi posto a confronto esibiscano lo stesso tipo di Architettura (E. Coseriu), vale a dire di variazione distribuzionale all’interno della norma d’uso. Molta meno importanza è stata data, invece, a discrepanze promosse da una dissimilarità di registri in grado di provocare esiti differenti di carattere connotativo. In questo contributo sosteniamo la tesi che, preliminarmente ad ogni tipo di valutazione sull’accettabilità formale o denotativa dei traducenti, dobbiamo procedere ad un’ispezione rigorosa della corrispondenza esistente tra il registro selezionato dalla lingua di partenza e quello ritenuto idoneo da parte del traduttore nella sua lingua di arrivo. Seguendo questa linea di pensiero, abbiamo voluto dimostrare che diverse traduzioni di opere straniere in italiano hanno mancato l’obiettivo di rendere le connotazioni che gli autori dei testi originali chiaramente intendevano esprimere a causa di una erronea valutazione dei livelli di variazione dia-sistemica (livello diamesico : ‘parlato spontaneo, comune’ ; livello diafasico : ‘parlato giovanile’ ; livello diastratico : ‘linguaggio della classe popolare non urbana’).

 


Palavras-chave


Traduzione; Variazione; Registri.

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In-Traduções ISSN 2176-7904, Florianópolis, Santa Catarina, Brasil.